Equifax sotto attacco: dati degli utenti in pericolo

Equifax colpita di recente da un attacco informatico che mette a rischio i dati di 143 milioni di americani

Potrebbe essere il più importante attacco informatico subito da un’azienda di credito americana quello che nelle scorse ore ha colpito Equifax.

La privacy delle vittime è fortemente a rischio: generalità, codice fiscale, numeri di carte di credito, numero della patente, indirizzo e altri dati sensibili degli utenti sono stati rubati dagli hacker.

Secondo le indagini di Equifax le vittime potrebbero non essere solo americane, ma provenire anche da Regno Unito e Canada: l’attacco è stato scoperto il 29 luglio.

L’azienda, una volta scoperto il misfatto, ha prontamente avvertito le autorità ed è subito corsa ai ripari creando un sito ad hoc dedicato agli utenti per controllare se i loro dati fossero al sicuro.

Il presidente di Equifax, Richard F. Smith, ha prima  commentato con sgomento e frustrazione la notizia definendola grave, in seguito  si è e scusato con i consumatori e tutti i clienti.

Fonte: www.hdblog.it

Un’ interessante infografica sulla diffusione dei dati personali

Indagine UE sulle abitudini degli utenti su internet in merito alla privacy

Sempre più siti chiedono i propri dati personali per usufruire dei propri servizi online: una nuova indagine dell’Unione europea mostra come gli utenti si comportino di fronte a tale richiesta.
Il 71% dei partecipanti al questionario fornisce dati personali e più di un quinto ha pubblicato informazioni più sensibili.
Solo il 40% risulta disposto a pagare online, fornendo i dati della propria carta di credito, a dimostrazione di una diffidenza sull’e-commerce ancora presente soprattutto nella generazione più adulta.

Infatti prendendo in considerazione una fascia di età più giovane i dati cambiano in modo significativo con gli adolescenti più disposti a condividere i propri dati (ben il 78% contro il 57%)

Interessanti anche i dati sull’abitudine di navigazione online con la modalità incognito del browser molto diffusa in Europa.
Navigare in incognito permette agli utenti di non lasciare alcuna traccia delle pagine visitate eliminando Cookies e non attivando la cronologia.

Come controllare i nostri dati personali?

I primi passi possono essere limitare l’accesso ai propri profili social come pensato dal 40% degli intervistati.

Un altro aspetto da tenere in considerazione è informarsi su come il sito intende utilizzare i dati personali prima di fornirli evitando siti poco affidabili o non sicuri.

Fonte: www.infodata.ilsole24ore.com

Il punto di vista del Garante sulla Privacy

Pedopornografia in crescita, aumento delle fake news, cyberbullisimo e sicurezza informatica nelle aziende, ecco il punto della situazione

I dettagli del rapporto annuale del garante sulla privacy Antonello Soro presentato in parlamento

Le immagini dei bambini sul web in pericoloso aumento

Sarebbero circa due milioni le immagini pedopornografiche censite sul web, quasi il doppio rispetto all’anno precendente, un aumento anche dovuto ai genitori che condividono le immagini dei figli sui principali social network: è questo l’allarme più preoccupante lanciato dal garante sulla privacy Antonello Soro nella relazione annuale presentata in parlamento.

Il cyberbullismo e la tutela dei minori

Nell’attività dell’autorità del garante della privacy resta di prioritaria importanza la tutela dei minori: in questo senso è fondamentale la legge sul cyberbullismo che offre un approccio preventivo al problema con l’introduzione dell’educazione digitale e la rimozione immediata dei contenuti offensivi presenti nel web.

La battaglia contro le fake news

L’ampia diffusione delle fake news va contrastata secondo il garante con un’ educazione civica strutturata sulla società digitale con un controllo sistematico delle fonti da parte di tutti e da un assunzione di responsabilità da parte sia dei singoli utenti sia delle redazioni.

9 miliardi di danni alle aziende dovuti agli hacker

Nel 2016 gli attacchi informatici avrebbero causato alle aziende del nostro paese danni stimati per 9 miliardi di euro, il problema più grande è che meno del 20% delle società farebbero investimenti adeguati per la protezione del proprio sistema informativo.

Fonte: ilfattoquotidiano